Cinque frammenti sul cambiamento possibile

Cinque frammenti sul cambiamento possibile

Venerdì scorso a Roma abbiamo preso parte all’assemblea generale dei nostri amici di Rena, la Rete per l’Eccellenza Nazionale. Ecco un breve collage di cosa abbiamo ascoltato, non prima di un doveroso ringraziamento agli organizzatori.

Al primo posto mettiamo un passaggio della relazione conclusiva di Alessandro Fusacchia, presidente di Rena. Oggi in Italia siamo quello che siamo, un Paese sull’orlo del default e del baratro, non solo per colpa dei politici e della Casta. Siamo quello che siamo perché tutti abbiamo contribuito a determinare questa situazione, nel nostro piccolo pezzettino di responsabilità che spesso dimentichiamo od occultiamo. Non basta più dare sempre la colpa a qualcun altro, per questa via non ne usciremo mai.

Al secondo posto la lezione di Emma Bonino. Un’accorata difesa del professionismo politico, “molto di più di una professione normale”: ripristinare il senso positivo di questo concetto lungo i meandri della Terza Repubblica sarà un lavoro lungo e faticoso, ma necessario. Soprattutto, un’accorata difesa del valore della Pubblica Amministrazione e dei suoi servitori, resa ancora più forte poiché proveniente da un personaggio politico di convinta fede liberista. Senza una PA forte ed efficiente soffre l’Italia nel suo insieme, dalle imprese ai cittadini. Il lamento, pur giustificato sotto molti punti di vista, non è una via d’uscita. Lo abbiamo scritto tante volte, se ci incazziamo per le mancanze della PA senza pensare ai modi con cui risolvere i problemi otterremo solo servizi ancora peggiori, e ancora più incazzature contro i dipendenti pubblici, in una spirale al ribasso. Non esistono fattori immutabili, le cose possono cambiare, basta volerle e saperle cambiare. A questo proposito la Bonino ha raccontato un aneddoto molto istruttivo, riguardante la sua esperienza alla Commissione europea, in particolare all’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Emergenza:

“Mi assegnarono i funzionari a loro dire peggiori, venivano quasi tutti dalla DG Agricoltura. Dopo un po’ di mesi passati a convincerli del lavoro che ci attendeva e a coinvolgerli nelle decisioni, il mio diventò in poco tempo uno degli staff più efficienti e rispettati.”

Per terzo mettiamo Corrado Passera, che in altre occasioni pubbliche ci era sempre sembrato schiavo della fuffa retorica tipica della comunicazione pubblica dei banchieri, mentre stavolta, rispondendo con un esempio concreto alle considerazioni di Emma Bonino, ha parlato di un caso di studio molto interessante che lo vide tra i protagonisti, la riorganizzazione aziendale di Poste Italiane negli anni ’90. Oggi cose come il servizio di posta prioritaria ci appaiono normali e scontate, ma a metà degli anni Novanta, con le Poste peggiori d’Europa secondo tutte le classifiche internazionali, apparivano impensabili. Ma vennero realizzate. Se si vuole, e se ci sono le persone giuste nei livelli decisionali che contano, si cambia.

In quarta posizione (ovviamente è solo un ordine posizionale e non gerarchico) Maurizio Rossi di H-Farm, incubatore di startup digitali operante nella marca trevigiana, che ha parlato di due temi molto cari a LSDP. La logica del venture capital come antidoto alla raccomandazione all’italiana, perché l’investimento nelle giovani startup premia i più capaci e non le scorciatoie familistiche. E la “cultura delle startup” come grande esperienza formativa ( “Istituiamo il servizio digitale nazionale” è stata la sua proposta). Per chi sta coltivando il proprio progetto d’impresa la dimensione quotidiana è una sfida contro il tempo, contro le risorse scarse, e ogni progetto di startup è quasi sempre un progetto di gruppo, secondo quell’orientamento strategico che vuole la condivisione della conoscenza come fondamento dei sistemi produttivi contemporanei, richiamato nel suo intervento da Ilaria Lani della CGIL.

Last but not least, Nerio Alessandri, il patron di Technogym, di cui vogliamo citare un brevissimo passaggio del suo intervento, in attesa di intervistarlo prossimamente sulla presenza e le strategie nei paesi BRIC della sua azienda:

“In Italia il successo è una colpa. Questo è il Paese della delazione, si aspetta solo di poter parlar male di qualcuno. Invece bisognerebbe parlare di quello che funziona.”

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