Potenza Film Festival: La televisione ci influenza?

Potenza Film Festival La televisione ci influenza

La risposta alla domanda che si pone il sito web di Potenza Film Festival è assolutamente No.  L’ho appena sentito in televisione!

Scherzi a parte, ma quanto veramente la televisione condiziona il nostro modo d’essere e i nostri comportamenti?

Una serie di studi e di ricerche su un campione di giovani in età adolescenziale ha constatato che la maggior parte dei partecipanti, ammette di voler lavorare in televisione o per la precisione partecipare ad un reality.

L’automazione entrata inesorabilmente nella vita di tutti e ha sostituito il lavoro fisico e mentale dell’uomo, rendendogli si il lavoro meno duro ma di conseguenza anestetizzando le sue capacità. L’elemento che viene a mancare è lo stimolo, in quanto basta inserire degli input per avere una risposta a tutto, perdendo del tutto l’attitudine all’elaborazione.

E ciò non vale solo il lavoro manuale, ma tanti aspetti della vita quotidiana si vanno rispecchiando, tra cui l’informazione. Informazione che al giorno d’oggi ci fa credere di raccontare esclusivamente la verità, mentre in realtà è sempre più snaturata e setacciata dal potere dominante in quel momento, che muta l’informazione dalla realtà ad una versione di comodo. Quella stessa versione che l’ascoltatore medio assumerà come legge, influenzato in modo ancora più considerevole da una visione monocanale, non riservandosi più neanche il diritto della comparazione.

I motivi di tutto ciò possono essere diversi: da quelli politici per farci credere che determinate situazioni non siano cosi gravi  in modo da frenare ancor prima di nascere una sterile protesta, a quelli commerciali in quanto quello che conta è solo l’audience.

Può far paura, ma la ricerca del controllo del telespettatore è perennemente oggetto di studio e le tecniche adoperate sistematicamente sono diverse. Ad esempio, vi siete mai chiesti perché alla fine di un programma prima della pubblicità viene mandato in onda un gingle del canale televisivo? Il motivo è che  una delle ricerche ha dimostrato di come la mente sia cedevole alla pubblicità solo dopo qualche secondo. Quindi lo stacchetto musicale  prima dello spot pubblicitario consente alla mente di essere più lesta nell’inzupparsi di quante più informazioni possibili.
Il lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti e continuo e devastante sia per la singola persona che per la comunità, vista l’influenza sul modo di pensare e di agire.

Quello che si sta verificando senza che nessuno reagisca e molti senza neanche rendersene conto, è la metodica raffica di informazioni futili e svianti, in modo da deviare il “mondo” nelle decisioni quotidiane.
Ciò ha portato molte persone a concentrare la propria esistenza su valori che nella realtà non esistono, su modelli e stili di vita che i mass media ci fanno credere come i soli che contano e ai quali ogni giorni cercano di farci assomigliare.

L’effetto inoltre di un’informazione fuorviante è ampliata quando altri mass media riprendono le notizie, che già di per se false e tendenziose, vengono ulteriormente modificate, creando un messaggio ancora più distorto di quello precedente.

Bisogna essere consapevoli che quello che ci viene propinato è ben lontano dalla realtà o è solo una piccola parte e che noi la captiamo esclusivamente tramite i 5 sensi, e ricordatevi che “ingannare” il nostro  cervello non è una sfida cosi impossibile come può sembrare.

L’agricoltura

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L’attività agricola, insieme alle attività boschive e zootecniche, ha costituito da sempre per il Comune di Caronia il settore produttivo ed economico più importante. Essa interessa una superficie agraria di circa duemila ettari. Per quanto riguarda le dimensioni delle aziende agricole che ricadono nel territorio queste si possono far rientrare in quattro modelli di classificazione: aziende piccolissime con superficie fino a 2 ettari, aziende piccole con superficie compresa tra 2 e 10 ettari, aziende medie con superficie compresa tra i 10 e i 50 ettari e aziende grandi con superficie oltre i 50 ettari. La maggior parte delle aziende agricole del nostro paese ricade nelle prime due categorie, mentre nelle ultime due, il numero è molto esiguo. Per quanto concerne il tipo di conduzione si può senz’altro affermare che la maggior parte è a conduzione familiare o diretto coltivatrice. Sotto l’aspetto puramente colturale l’agricoltura Caronese può essere suddivisa in tre fasce, in ognuna delle quali trovano posto delle colture specifiche, che si possono così schematizzare:

  1. zona costiera: è costituita dalla fascia che partendo dal livello del mare arriva fino a cento metri di altitudine circa, si tratta di terreni che per la loro origine sono molto fertili (terreni alluvionati) e pianeggianti per cui sono destinati alle colture di pregio fra le quali predomina nettamente il limone e in maniera marginale frutteti. In questa zona sono presenti quasi esclusivamente piccolissime aziende in termini di superficie ma medie aziende in termini di sistema intensivo di produzione. Purtroppo negli ultimi anni si sta assistendo ad una graduale abbandono degli agrumeti dovuti alla profonda crisi che investe il settore. Nella zona più alta della fascia costiera si cominciano ad intravedere i primi oliveti e vigneti.
  2. zona collinare: è rappresentata dalla fascia compresa fra i cento e i quattrocento metri circa. Si tratta di terreni prevalentemente posti in pendio e dove vengono coltivati più che altro la vite e l’olivo si tratta di due colture tipiche dell’agricoltura Caronese e vengono ancora oggi coltivati con sistemi tradizionali. L’irrigazione e la concimazione per queste colture non si sono mai praticate dando per questo una produzione modesta ma sicuramente di pregio.
  3. zona montana: situata al di sopra dei quattrocento metri è costituita da terreni in pendio ospita l’ulivo e i seminativi soprattutto nelle aziende zootecniche.

Frammiste alle arie agricole si cominciano a vedere i primi boschi costituiti prevalentemente da sughera.

Articolo scritto e pubblicato da Potenza film Festival, per potenza film festival. Vietata la copia al di fuori del sito we di Potenza film Festival.

Consigli per gli Esami

esami universitari - consigli per gli esami

Superato l’impatto con il mondo universitario, arriva il momento di fare i conti con tanti interrogativi…..

“Come districarsi tra lezioni, libri, appunti e dispense? Come preparare un’esame universitario senza farsi prendere dall’ansia e senza accumulare carichi di studio e lavoro eccessivo quando manca una settimana dalla data dell’appello?”

Se da un lato l’università permette di avere più tempo libero rispetto al liceo per gestire e organizzare lo studio, dall’altro questa stessa libertà rischia di farci adagiare e rilassare fino a pochi giorni prima dell’esame.
In realtà non esiste un metodo di studio universale e delle regole che valgano per tutti, ma quello che vorremmo tentare di fare in questo spazio è fornirvi qualche suggerimento per rendere un po’ più semplice l’approccio con le prime prove universitarie. Ecco cosa vi suggeriamo:

–   Frequentate le lezioni e prendete più appunti possibili: stando attenti in aula e studiando gli argomenti affrontati a lezione, avrete già compiuto oltre metà del lavoro. Se non siete particolarmente bravi nel prendere appunti, fateveli passare da qualcuno che riesce a scriverli in maniera più completa e inoltre approfondite soprattutto gli argomenti trattati a lezione;

–   Cercate di informarvi sulle domande e sugli argomenti che vengono maggiormente richiesti durante l’esame da chi l’ha già affrontato;

–   Dopo aver dato una prima lettura e un primo studio superficiale al materiale, potete confrontarvi con i compagni e studiare in gruppo, per capire su cosa siete ancora carenti e aiutarsi a vicenda;

–   Chiedete spiegazioni ulteriori e delucidazioni su eventuali dubbi ai professori durante l’orario di ricevimento;

–   Non rinchiudetevi in casa per troppe ore a studiare, ma concedetevi degli spazi di svago e relax ogni giorno, per poter poi ricominciare ad affrontare lo studio con la mente fresca e lucida, senza farvi vincere dallo stress;

–   Il giorno dell’esame non fate svanire tutti gli sforzi fin’ora fatti lasciandovi prendere dall’ansia e dalla paura, cercate di  conservare la calma e di allontanare il pensiero che più vi attanaglia, cioè di non essere abbastanza preparati. Ed inoltre anche se la prova non sta prendendo la piega desiderata, non perdetevi d’animo, fate un lungo respiro e continuate cercando di fare quanto meglio possibile (una sorpresa può essere sempre dietro l’angolo);

–   Senza minare quella che è la vostra personalità e il modo di vestire, non sapendo spesso chi si ha di fronte è utile adottare un look che sia il più sobrio e distinto possibile, evitando di dare una sbagliata prima impressione (soprattutto con i vecchi baroni delle università);

Seguire questi consigli vi potrà risultare sicuramente utile, ma ci teniamo a precisare che la preparazione di un esame, è ogni volta un film a se. Quindi adeguarsi ed essere flessibili alle situazioni e alle circostanze che vi si prospettano è indubbiamente il punto di partenza principale. Ma quello che ci sentiamo di dirvi incondizionatamente per lo sperato lieto fine è che non deve mai mancare un’adeguata e in certi casi capillare “ organizzazione dello studio”.

Buona sessione a tutti…

I volti del massaggio

il massaggio

Ne esistono infinite tipologie e sono riti diffusi in tutte le culture. Coccola o trattamento che dir si voglia, stiamo parlando del massaggio: una pratica che può essere eseguita a molteplici livelli: a partire dal massaggio “casalingo” fino ad arrivare a quello fisioterapico.

Lo stretto rapporto tra cute e massaggio

Tramite il lavoro sulla cute, il massaggio è in grado di produrre enormi benefici su tutto il nostro corpo: è infatti grazie alla stimolazione delle papille vascolo-nervose che si origina, a seguito del contatto manuale, la sensazione di benessere sempre più acuta e profonda mano a mano che la manipolazione procede.

L’immediato colorito roseo che la cute assume è il primo segnale evidente del rinvigorimento che il massaggio produce su di essa; morbidezza ed elasticità, ottenibili grazie all’eliminazione da detriti e cellule di sfaldamento, sono le prime sensazioni sperimentabili dal punto di vista tattile in seguito all’esecuzione di un trattamento. Al di là dei risultati di tipo estetico, è utile sapere che, il lavoro del massaggio agisce anche a livelli molto profondi e un’azione riflessa può manifestarsi sia sulla regione manipolata che su tutto l’organismo.

Ma quanto fa bene il massaggio?

L’efficacia della massoterapia è stata convalidata a livello fisiologico dagli studi di numerosi autori.

Sono noti i risultati che il massaggio è in grado di produrre sulla circolazione: le modificazioni della circolazione sanguigna e linfatica si possono riferire a fenomeni di origine riflessa oltre che a un’azione meccanica diretta sulla parte vasale. La pressione esercitata dalle mani aumenta infatti la vis a tergo dei vasi venosi e linfatici, determinando un’azione alternativa di costrizione e di dilatazione dei vasi cutanei e sottocutanei.

La stimolazione della diuresi rappresenta uno degli effetti più importanti che il massaggio addominale è in grado di apportare: la probabile funzione di trasporto dei trigliceridi dall’interno all’esterno della cellula, svolta dalle lipoproteine, potrebbe spiegare il loro incremento dopo un trattamento massoterapico, così come le variazioni dei trigliceridi stanno a dimostrare che il massaggio è in grado di mobilizzare la frazione lipidica che abitualmente si trova nel tessuto adiposo. Anche la riduzione della glicemia potrebbe interpretarsi come un’attivazione, legata agli effetti circolatori distrettuali, dell’utilizzazione di glucosio da parte dei tessuti, con conseguente incremento delle reazioni lipolipidiche a livello di tessuto adiposo per la scarsa disponibilità dei substrati necessari alla sintesi dei grassi di deposito. Queste sono infatti le importanti modificazioni osservate in seguito all’esecuzione di un trattamento: le sostanze azotate e l’acido urico aumentano, le lipoproteine si modificano, le alfa lipoproteine si riducono contemporaneamente a un incremento delle beta lipoproteine; i trigliceridi subiscono una riduzione più o meno rilevante, nelle urine si ha la comparsa o l’accentuazione di chetonuria e l’aumento delle escrezioni di cloruri, la glicemia a distanza di due ore si riduce più o meno sensibilmente, l’azotemia diminuisce a livelli inferiori a quelli iniziali.

Dolori articolari, muscolari o ai legamenti? Ci pensa il massaggio

Possiamo senz’altro dire che le modificazioni circolatorie provocate dal massaggio reintegrino la funzionalità muscolare: l’azione del massaggio sull’apparato muscolare è molto importante perché esso libera più rapidamente i muscoli dalla sensazione di stanchezza, permettendo di conseguenza un tempestivo recupero, L’azione del massaggio sul corpo ha anche una funzione di tipo meccanico su tendini e legamenti, liberandoli da involucri cicatriziali capaci di limitarne l’escursione articolare.

Cinque frammenti sul cambiamento possibile

Cinque frammenti sul cambiamento possibile

Venerdì scorso a Roma abbiamo preso parte all’assemblea generale dei nostri amici di Rena, la Rete per l’Eccellenza Nazionale. Ecco un breve collage di cosa abbiamo ascoltato, non prima di un doveroso ringraziamento agli organizzatori.

Al primo posto mettiamo un passaggio della relazione conclusiva di Alessandro Fusacchia, presidente di Rena. Oggi in Italia siamo quello che siamo, un Paese sull’orlo del default e del baratro, non solo per colpa dei politici e della Casta. Siamo quello che siamo perché tutti abbiamo contribuito a determinare questa situazione, nel nostro piccolo pezzettino di responsabilità che spesso dimentichiamo od occultiamo. Non basta più dare sempre la colpa a qualcun altro, per questa via non ne usciremo mai.

Al secondo posto la lezione di Emma Bonino. Un’accorata difesa del professionismo politico, “molto di più di una professione normale”: ripristinare il senso positivo di questo concetto lungo i meandri della Terza Repubblica sarà un lavoro lungo e faticoso, ma necessario. Soprattutto, un’accorata difesa del valore della Pubblica Amministrazione e dei suoi servitori, resa ancora più forte poiché proveniente da un personaggio politico di convinta fede liberista. Senza una PA forte ed efficiente soffre l’Italia nel suo insieme, dalle imprese ai cittadini. Il lamento, pur giustificato sotto molti punti di vista, non è una via d’uscita. Lo abbiamo scritto tante volte, se ci incazziamo per le mancanze della PA senza pensare ai modi con cui risolvere i problemi otterremo solo servizi ancora peggiori, e ancora più incazzature contro i dipendenti pubblici, in una spirale al ribasso. Non esistono fattori immutabili, le cose possono cambiare, basta volerle e saperle cambiare. A questo proposito la Bonino ha raccontato un aneddoto molto istruttivo, riguardante la sua esperienza alla Commissione europea, in particolare all’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Emergenza:

“Mi assegnarono i funzionari a loro dire peggiori, venivano quasi tutti dalla DG Agricoltura. Dopo un po’ di mesi passati a convincerli del lavoro che ci attendeva e a coinvolgerli nelle decisioni, il mio diventò in poco tempo uno degli staff più efficienti e rispettati.”

Per terzo mettiamo Corrado Passera, che in altre occasioni pubbliche ci era sempre sembrato schiavo della fuffa retorica tipica della comunicazione pubblica dei banchieri, mentre stavolta, rispondendo con un esempio concreto alle considerazioni di Emma Bonino, ha parlato di un caso di studio molto interessante che lo vide tra i protagonisti, la riorganizzazione aziendale di Poste Italiane negli anni ’90. Oggi cose come il servizio di posta prioritaria ci appaiono normali e scontate, ma a metà degli anni Novanta, con le Poste peggiori d’Europa secondo tutte le classifiche internazionali, apparivano impensabili. Ma vennero realizzate. Se si vuole, e se ci sono le persone giuste nei livelli decisionali che contano, si cambia.

In quarta posizione (ovviamente è solo un ordine posizionale e non gerarchico) Maurizio Rossi di H-Farm, incubatore di startup digitali operante nella marca trevigiana, che ha parlato di due temi molto cari a LSDP. La logica del venture capital come antidoto alla raccomandazione all’italiana, perché l’investimento nelle giovani startup premia i più capaci e non le scorciatoie familistiche. E la “cultura delle startup” come grande esperienza formativa ( “Istituiamo il servizio digitale nazionale” è stata la sua proposta). Per chi sta coltivando il proprio progetto d’impresa la dimensione quotidiana è una sfida contro il tempo, contro le risorse scarse, e ogni progetto di startup è quasi sempre un progetto di gruppo, secondo quell’orientamento strategico che vuole la condivisione della conoscenza come fondamento dei sistemi produttivi contemporanei, richiamato nel suo intervento da Ilaria Lani della CGIL.

Last but not least, Nerio Alessandri, il patron di Technogym, di cui vogliamo citare un brevissimo passaggio del suo intervento, in attesa di intervistarlo prossimamente sulla presenza e le strategie nei paesi BRIC della sua azienda:

“In Italia il successo è una colpa. Questo è il Paese della delazione, si aspetta solo di poter parlar male di qualcuno. Invece bisognerebbe parlare di quello che funziona.”